Fratture vertebrali

2 (1)Le fratture vertebrali sono la conseguenza più comune dell’osteoporosi. Ogni anno negli Stati Uniti avvengono 1,5 milioni di fratture di cui 700.000 sono fratture spinali.
L’incidenza di Fratture vertebrali (FV) aumenta progressivamente con l’età e secondo uno studio radiologico, la prevalenza è sostanzialmente la stessa negli uomini (21.5%) e nelle donne (23.5%).
Le fratture vertebrali da compressione rappresentano una grossa problematica da gestire e diventerà un problema sempre più ingente a causa dell’invecchiamento della popolazione. Difatti i soggetti con una frattura vertebrale hanno una ridotta qualità di vita e presentano una aumento delle patologie del tratto digerente e respiratorie, ansia depressione e morte.
La presenza di più FV provoca perdita dell’altezza, ipercifosi toracica, perdita della lordosi lombare con conseguente compressione degli organi interni che oltre a ridotta funzionalità polmonare può provocare reflusso gastroesofageo, senso precoce di sazietà, perdita di peso, compromissione dell’equilibrio, disturbi del sonno, ridotta autosufficienza nelle attività di base (vestirsi, lavarsi etc) e strumentali (cucinare, pulire la casa) della vita quotidiana, difficoltà a trovare vestiti adatti per depressione dell’addome conseguente all’incurvamento. La presenza di una frattura vertebrale è allarmante anche a causa del cosiddetto effetto domino per cui una paziente con una frattura ha una probabilità 5 volte maggiore di incorrere in un’altra frattura entro un anno dalla prima.
Più dei due terzi delle FV non vengono diagnosticate, questa sottostima deriva dal fatto che molti pazienti e purtroppo anche molti medici considerano il mal di schiena come un risultato quasi fisiologico dell’invecchiamento; difatti, l’aspetto più grave è che quando vengono rilevate, solo il 19% dei pazienti, secondo uno studio tedesco, riceve un trattamento; inoltre è più frequente che il paziente fratturato venga trattato solo in acuto mentre, la gestione a lungo termine per la prevenzione di ulteriori fratture è riservata a pochi.
Una maggiore sensibilità verso il sintomo “dolore” legato alla frattura ha invece portato alla diffusione di tecniche di microchirurgia e radiologia interventistica mini-invasiva come la vertebroplastica e la cifoplastica.
Entrambe sono tecniche valide e sicure per la stabilizzazione del dolore di una frattura instabile refrattaria al trattamento medico-conservativo.